Oggi non vado a spasso, mi siedo con l’assenza, una parte essenziale all’essenza ed all’assenza stessa affinché entrambe diventino la condizione fondamentale per rendere abitabile la vita.
Non scrivo unicamente di finestre e porte che permettono grazie alla loro essenza vuota la creazione di spazi funzionali pieni di vita, mi piacerebbe raccontarti anche della natura vuota dell’assenza essenziale di cui abbiamo bisogno di sperimentare per poter sentirci pieni (d’amore). In che mo(n)do la paura piena di perdere qualcosa annienta il vuoto che quella stessa dovrebbe lasciare affinché saremo in grado di capire che non lo abbiamo mai posseduto, e che quindi non c’è nessuna possibilità di perdere qualcosa che non è mai stato abitato dalla possessione.
Paradossalmente non c’è miglior pieno di un vuoto presente ed un miglior vuoto di un pieno assente.
Il vuoto non è una carenza, ma lo spazio che rende possibile la vita. L’assenza è un elemento costitutivo dell’essere, non distruttivo. La paura del perdere ci illude di possedere ciò che invece è sempre stato, sarà ed è libero.
Solo accettandomi nel vuoto sarò in grado di sentirmi piena senza stringere nulla.
L’idea che il vuoto non sia mancanza ma condizione, che l’assenza sia una forma di presenza, che ciò che non possediamo non può abbandonarci, e che la paura di perdere finisce spesso per saturare lo spazio che dovrebbe restare aperto affinché qualcosa possa davvero esistere, respirare, accadere, beh questa idea è piena di essenza.
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February 28, 2026